DECANATO

 

DEL

 

LOMASO

 

 

 

BENVENUTI - Decanato del Lomaso - Arcidiocesi di Trento

 

 

RICORDO  DI  DON  RENATO  BERTOL

 

 

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Ricordo di don Renato Bertol

 

Don Renato Bertol è nato a Campodenno (TN) il 14 settembre 1946 e venne ordinato sacerdote a Trento dall'Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi il 26 giugno 1974. Svolse l'incarico di vicario parrocchiale a Vermiglio dal 1974 al 1979 e poi parroco prima a Varignano d'Arco dal 1979 al 1997 e poi a Bolbeno e Saone dal 1997 al 2002 ed a Zuclo dal 1998 al 2002. Ricoprì poi l'incarico di parroco di Vigo Lomaso, Godenzo/Poia e Lundo dal 2002 al 2010 e di Campo Lomaso dal 2008 al 2010. In seguito fu nominato collaboratore pastorale per le parrocchie di Trento Cristo Re, Madonna della Pace e Vela ed infine fu residente presso la Casa del Clero di Trento. E' deceduto a Trento il 24 ottobre 2011 ed il funerale è stato celebrato mercoledì 26 ottobre 2011 alle 14:30 a Campodenno presieduto dall'Arcivescovo mons. Luigi Bressan.

 

 

di don Giancarlo Pellegrini

Era inginocchiato davanti a un catino di acqua tiepida e lavava con cura le piaghe ulcerose che poi medicava e fasciava consentendo così a sua madre di affrontare la giornata in modo dignitoso. È «il rosso», come sempre lo chiamiamo per via della sua capigliatura anche se negli ultimi anni è sbiancato. Mi vien naturale parlare al presente di don Renato che ci ha lasciati improvvisamente senza disturbare nessuno come era nel suo stile.

Il Renato: Giobbe era il suo nome. Chi conta i mesi di ospedale immobilizzato: appena nominato parroco incominciò il suo impegno pastorale con mesi e mesi di degenza a Malcesine. Unico sollievo la vista sul Garda, stupenda dalla sua camera. Paziente, intelligente: poche parole dette sottovoce sufficienti a dire le cose a tutto tondo con franchezza e ironia. Vice parroco a Vermiglio con l’esuberante don Giorgio Hueller. Nel 1979 viene inviato a Varignano. Ci univa e ci separava sul confine delle due parrocchie il capitello di S. Bartolomeo. «I ga cavà la pel por om, sta atento che no la te capita uguale».

 

Il solito sorriso; due tipi così diversi non si possono immaginare: eppure lui mi accoglieva con pazienza e fiducia. Il tentativo era quello di contemperarmi. Lo sapeva bene che erano parole buttate al vento, infatti terminava sempre con una battuta di spirito che non ti aspettavi. Non grandi discorsi, organizzazioni, numeri e così via. Tutte quelle cose che fanno la gioia dei giornali.

 

«Parla en po’ pù fort!», gli dicevo: mi guardava sornione e continuava con la sua calma voce. Quell’ultimo incidente all’insegna «del saverse rangiar »: gli ha procurato due anni di sofferenze fisiche e morali. Nell’ultima malattia, per la prima volta l’ho visto insistente a non lasciarci più andar via. Sentiva il momento dell’addio.

 

Tu che hai testimoniato il Regno come lievito e come seme di senape, con la tua pazienza e fiducia, oggi sei Re/nato al cielo di Dio. Benedici noi perché sappiamo vivere la pazienza quando la malattia bussa alla nostra porta. Ciao a nome di tutta la classe riunita per la messa in tua memoria: sei andato avanti, come gli alpini…  

                   

 
 
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Aggiornato il: 05 dicembre 2011

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